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Essere il cambiamento che si vuol vedere nel mondo. Forse, oltre che a dirlo, dovrei iniziare a lavorarci su.

Posted: November 8th, 2011 | Author: | Filed under: General | Tags: | Comments Off on Essere il cambiamento che si vuol vedere nel mondo. Forse, oltre che a dirlo, dovrei iniziare a lavorarci su.

Una volta mi trovai a litigare con una compagna del collettivo di Scienze in merito ad un volantino. Mi sono sempre occupato della grafica e della produzione di siti e manifesti. In quel volantino avevo inserito la scritta: “Be the change you want to see in the world- Mohandas Gandhi”. Panico. Gandhi era un non violento, un filocapitalista, un riformista. Gandhi aveva appoggiato le stragi in Africa portate avanti dal governo britannico (che immagino considerasse irrinunciabile il suo appoggio). Insomma Gandhi era troppo poco comunista per essere inserito nel nostro volantino. Ma vaffanculo.

Quella frase, a me, è sempre piaciuta. Sono fatto così, mi piacciono le frasi ed i concetti anche se quello che le dice non mi piace. Interiorizzare un cambiamento che si vorrebbe collettivo vuol dire comprendere l’intima connessione tra la dimensione individuale e la dimensione collettiva. Due dimensioni che hanno conosciuto un contrasto che ha attraversato tutto il secolo passato, quando parlre di collettività ti portava verso il Socialismo, e parlare di individuo era la narrazione tipica del Capitalismo. Forse una delle grandi conquiste della postmodernità è proprio il superamento di questo contrasto uno/molti.

Essere il cambiamento dunque, esserlo per realizzarlo. Diventare il cittadino di un mondo migliore né prima né dopo averlo realizzato, ma mentre lo si costruisce. Inizio da ora, nel mio piccolo.

Si perché questo post nasce con grandi pretese ma trova una conclusione piuttosto personale. Voglio fare un piccolo esperimento su di me. Sono le ore 15:00 in punto. Io sono in un’aula studio della Sapienza, e voglio cambiare. Uscirò di qui alle 19:30 e tornerò a casa. Questa sera voglio scrivere che cosa ho fatto e come penso che il ché potrebbe cambiare le cose.

A dopo.


It’s just a shot away, it’s just a shot away

Posted: November 7th, 2011 | Author: | Filed under: General | Tags: | Comments Off on It’s just a shot away, it’s just a shot away

Si rincorrono le voci sulle dimissioni di Berlusconi che, ormai, sembrano essere inevitabili. Possiamo già da ora tracciare un piccolo calendario per la politica italiana nei prossimi mesi. Alle dimissioni di Berlusconi (o alla sfiducia che dovrebbe arrivare domani) seguiranno una serie di consultazioni che dovrebbero portare ad un esecutivo di responsabilità nazionale tenuto su da PD, UDC, FLI, i famosi “responsabili” e parte del PDL. All’opposizione rimarrebbero quindi Lega e Di Pietro. Questo governo applicherà le riforme volute dalla BCE, procedendo con tagli al welfare, aumento dell’età pensionabile, facilità di licenziare e altre brutture simili. Servirà? Magari si, ma a cosa? A pagare il conto con l’Europa, a non farci fallire e a farci pagare tutto questo. Ora mi chiedo che differenza c’è tra una Grecia che falisce con tutti i Greci ed un’Italia che si salva facendo fallire gli Italiani.

Benvenuti nell’epoca della barbarie. War, children, it’s just a shot away.


Mettersi a scrivere avendo voglia di gridare

Posted: November 6th, 2011 | Author: | Filed under: Generale | Tags: | Comments Off on Mettersi a scrivere avendo voglia di gridare

Ci muoviamo nel campo delle sensazioni, e per questo potrebbe esser difficile capirsi, ma ci proverò lo stesso. Avete presente quella sensazione che vi coglie alle sei del pomeriggio quando realizzate di non aver ancora tolto il pigiama perché siete stati tutto il giorno a casa? Bisogna essere pigri come me per trovarsi in situazioni come quelle e se non lo si è, bisogna pensare a come ci si sente dopo aver passato una giornata con la febbre.

Sensazioni, esatto. Sensazioni. In quei momenti la sensazione che ti prende alla gola è un misto di sporco, sonnolenza, autocommiserazione. Ti guardi allo specchio e ti dici: ma possibile che sto buttando un giorno della mia vita a ciondolare tra la televisione, il computer ed il cesso? Possibile che sia così inutile? Un misto tra il provare un pò di sano (e si spera transitorio) schifo per sé stessi, la difficoltà oggettiva di poterne uscire e quella malcelata ed inconfessabile linea di appagamento e rilassatezza, perché in fondo non fare un cazzo non è poi così male. Un mix agrodolce che odio.

Ecco prendete quella sensazione lì e moltiplicatela per 100. Mi sento esattamente così. Come se in pigiama ci stessi da anni, come se fossi incastrato alle 6 del pomeriggio da una vita. Quel senso di staticità, di inuitlità, quella pigrizia maledetta che diventa abitudine, quasi a rendersi parte di te.

Prendete quella sensazione e dopo averla moltiplicata per 100 estendetela a tutti coloro che non hanno ancora compiuto 30 anni in questo Paese. Forse così comprenderete l’essenza prima della mia generazione. Una sfiducia che è ben poco sovversiva, specie perché è collettivizzata. Quell’idea di non aver molto da fare, di non poterci provare, del “tanto è inutile”.

A me distrugge, letteralmente. Mi fa male quando la vedo negli amici di una vita, ma mi sfianca quando la vedo nei compagni del movimento. Molti di loro parlano di lotta ma non credono nel futuro, quasi a dire che più in là di domani non c’è altro che barbarie e miseria e a noi non resta che ricordare i fasti di un passato che non conosciamo e che non abbiamo vissuto.

Tutto questo fa venir voglia di urlare. Meglio aprire un blog.


Questo non è il post inaugurale

Posted: November 6th, 2011 | Author: | Filed under: Generale | Comments Off on Questo non è il post inaugurale

Dal momento che ogni volta che scrivo un post inaugurale per dire cosa scriverò nel blog, alla fine non mantengo più il blog, questo NON è un post inaugurale.